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Vista della Torre Vinaria e del vigneto

Vigneto qualità

E’ un progetto nato con il nuovo millennio. Già in precedenza si curava la selezione delle uve migliori, destinando quelle di qualità più corrente a linee di lavorazione separate, per produrre vini di diversa qualità e prezzo: ma tale selezione veniva fatta sul piazzale al conferimento delle uve, basandosi sul grado zuccherino e la sanità.

Con il progetto “vigneto qualità” si cominciò a scegliere a monte i vigneti migliori, nelle zone più vocate, condotti dai viticoltori più esperti e disponibili, fornendo loro un’assistenza tecnica specialistica per massimizzare la qualità del prodotto finale.

Le uve sarebbero state pagate di più, non solo in base al grado zuccherino ma adottando una scala a più parametri che teneva conto anche dell’impegno del socio.

Il “vigneto qualità” ha interessato inizialmente una minoranza di agricoltori, ma col tempo la cerchia si è allargata molto e la spinta verso il miglioramento qualitativo, supportata dal servizio agronomico e dalla politica dei prezzi adottata, ha finito per “contagiare” tutta la produzione della cantina.

La sostenibilità:
viticoltura biologica e integrata

Il controllo dell’impatto sull’ambiente e la salute della viticoltura è stato un pilastro dell’attività del servizio agronomico della cantina fino dalla sua nascita.

Questo ha portato nel tempo all’abbandono nei trattamenti ai vigneti dei prodotti chimici più impattanti e di tutti i diserbanti, e all’adozione di tecniche alternative, come la lotta biologica e la confusione sessuale degli insetti nocivi.

Negli ultimi dieci anni un numero crescente di viticoltori ha scelto la via del biologico, consentendo alla cantina di produrre una nuova linea di vini a marchio bio.

Una rete di moderne stazioni meteorologiche elettroniche associate ad avanzati modelli biologici previsionali sui cicli dei parassiti consente ai nostri tecnici di prevedere i momenti di rischio e quelli di “tranquillità”: gli avvisi diramati ai viticoltori consento così di limitare il numero dei trattamenti antiparassitari al minimo indispensabile e di ridurre la deriva conoscendo, dalle previsioni puntali, le ore di minor vento.

La banca dei vigneti

Un progetto innovativo che ha avuto larga eco nazionale è quello della banca dei vigneti della Cantina Frentana.

Ci sono viticoltori anziani che non sono più in grado di coltivare il vigneto e non hanno una continuità familiare, oppure hanno figli che svolgono un altro lavoro. Ma chi nasce in campagna difficilmente ama separarsi dalla sua terra, venderla, o vederla andare in rovina e invasa dai rovi.

Per questo abbiamo offerto a queste persone la possibilità di mantenere la proprietà a dare la vigna in gestione alla cooperativa, che la conduce con personale proprio o con l’aiuto di altri viticoltori. In questo modo il patrimonio viticolo della cantina non va disperso.

I vitigni autoctoni
e la biodiversità

Oltre ai più tradizionali vitigni abruzzesi, Montepulciano e Trebbiano, i nostri viticoltori coltivano altre varietà autoctone meno diffuse.

La Cantina Frentana possiede la maggiore estensione in Abruzzo (e quindi al mondo) di vigneti di Cococciola, un’uva bianca dalle caratteristiche peculiari, che dona vini freschi ed eleganti.

Completano il quadro Pecorino, Passerina e Montonico. La forte attenzione verso la biodiversità viticola e la sua tutela ha portato la cantina a promuovere il progetto “Paleovite d’Abruzzo”, di salvaguardia della ormai rarissima vite selvatica europea (Vitis sylvestris), di cui sopravvivono pochi esemplari nella vicina oasi della lecceta di Torino di Sangro.

La vite è stata riprodotta e conservata in campi collezione, in collaborazione con i botanici del Parco Nazionale della Maiella.

Costa del Mulino
Marchio Cantina Frentana

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